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Natale alle porte, voglia di regali e festeggiamenti

martedì 7 dicembre 2010 0 commenti








I primi
freddi richiamano la voglia del caldo focolare, dello stare insieme
magari davanti al camino, in casa a festeggiare, riuniti con i propri
cari nei giochi più classici e più antichi.

C'è chi incomincia a pensare alle varie idee regalo
già da qualche mese prima, preso dalla voglia di festa, non vuole
ridursi all'ultimo momento e sceglie con cura ogni piccolo, grande dono
da fare ai suoi amici e parenti.

C'è invece chi non ci pensa
proprio ed ogni anno si ritrova nelle ultime ore della vigilia a
correre per negozi e centri commerciali per acquistare i doni rimasti.
Anche quella di ridursi all'ultimo momento può diventare alla fine un
simpatico rituale da ripetere ogni anno, da non fare assolutamente per
quanto concerne i gadget aziendali.
Ognuno si prepara quindi alla maggior festività dell'anno come più gli
si addice, c'è chi vi partecipa attivamente con molti regali e chi
invece, ad esempio, pensa solo ai più piccoli e per i grandi basta un
abbraccio di auguri. Di certo il Natale rimane la festa dei bambini che
aspettano con apprensione e speranza l’arrivo del Babbo dalla barba
bianca, ma spesso qualche adulto si toglie qualche voglia. E'
l'occasione buona per organizzare un bel viaggio e farsi così un bel
regalo oppure raggiungere la famiglia e trascorrere i giorni di festa
con i propri cari forse solitamente lontani.

Durante il
periodo che precede e segue le festività, le strade delle città si
addobbano di colori e decori, la sera si accendono le luci montate per
l’occasione e spesso i bambini si ritrovano nei negozi di giocattoli a
salutare qualche "Babbo Natale". Il clima natalizio colpisce tutti, chi
più chi meno, lo scambio dei doni rimane un'ottima occasione per fare
un bel regalo natale
ad un amico, anche un piccolo pensiero ed il gesto difficilmente viene
rifiutato. Sicuramente dal semplice libro al regalo più impegnativo,
come un gioiello, tutti trovano qualcosa da regalare, i negozi nelle
festività offrono di tutto e di più: dal dono che vale solo un euro
alla cifra più consistente, dal regalo più comune a quello più
ricercato, per cui bisogna qualche volta girare un po' di più.


Beh... che dire, quando il Natale si avvicina, ogni anno quel senso di
festa, di allegria di voglia di stare insieme preparando l'albero o il
presepe, non manca mai.

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A cura di Michele De Capitani

Prima Posizione Srl – Uscire dalle penalizzazioni Google

Fonte: Article-Marketing.it

Alcuni consigli per i regali alla fidanzata

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Ogni
anno diventa sempre più difficile trovare un regalo adatto per la fidanzata, un regalo
che la faccia emozionare e le faccia brillare gli occhi dalla felicità.

Sembra
un'impresa insormontabile, giorni e giorni di dubbi, richieste di
aiuto, tentativi di capire cosa potrebbe desiderare sopra ogni altra
cosa in questo momento.
Eppure ogni volta riusciamo a portarla a termine, anche se magari non sempre con i risultati sperati.
Ci
sono regali che hanno più successo e altri meno. Ci sono regali che
hanno solo un'utilità pratica e altri che hanno un significato
simbolico.

Ma quale delle due cose scegliere? Cosa apprezzerebbe di più? Il gesto o l'oggetto?

Iniziamo
col dire che ogni donna fa un po' storia a sé, alcune amano moltissimo
oggetti magari di poco valore ma che esprimono i vostri sentimenti per
loro. Ci sono ancora moltissime donne per esempio che dormono col letto
ricoperto di peluche, o che si circondano di fotografie di amici,
parenti, fidanzati, anche se li vedono tutti i giorni.
Molte altre
invece amano ricevere regali che possano usare, o indossare ancora
meglio. Vestiti, borse, scarpe, intimo sono regali che faranno sempre
felice un donna.

E' chiaro che occorre prima di tutto capire a quale dei due gruppi appartiene la donna del vostro cuore.
Un'impresa tutto sommato facile se vi fermato un secondino a leggere i segnali che lei vi manda.
Perché una donna manda sempre dei segnali, che l'uomo li stia recependo o meno.
E a prescindere dal regalo per ragazza nulla la farà più felice che sapere che è ascoltata e compresa anche quando non dice le cose chiaramente.

Certo classificare le donne solo in due categorie così ampie è molto riduttivo, spesso i limiti non sono netti ma estremamente fluidi. Dipendono dalle situazioni, dalle occasioni, dallo stato d'animo in cui si trovano.
Detto questo voi ancora non avete idee di regalo per donna e di cosa regalare alla vostra fidanzata, non disperate è normale.
Eppure le alternative certo non mancano. Dagli oggetti da gioielleria si può spaziare fino all'abbigliamento e a tutti gli accessori connessi.

Se non siete sicuri di incontrare i suoi gusti, meglio ripiegare su altre cose, come per esempio un profumo.
Ma potreste pensare anche al reparto tecnologia, come per esempio un iPod o i tanti accessori correlati. Anche
le console di gioco ora stanno indirizzandosi sempre più verso il
pubblico femminile, con nuovi colori e nuovi giochi che potrebbero
divertire anche le ragazze. Se è una persona sportiva si apre tutto
l'universo dell'abbigliamento sportivo o comunque degli accessori per
lo sport.

Insomma non è certo un compito impossibile trovare un regalo per il compleanno della donna,
sicuramente pensandoci un po' riuscirete a portarlo a termine come ogni
anno. E se proprio non trovate nulla che vi soddisfi completamente,
potete sempre scriverle il più romantico dei biglietti d'auguri.

Oppure
cucinare per lei una romantica cenetta. Se non volete cucinare, mettete
in valigia un bel costume nuovo e fatevi un bel viaggetto insieme,
anche di pochi giorni e di certo il vostro amore risplenderà e
trionferà!

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A cura di Martina Meneghetti

Prima Posizione Srl - Indicizzazione su Google

Fonte: Article-Marketing.it

Consigli e idee per un’estate al top

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La primavera è già iniziata e, seppur tra qualche pioggia, le giornata
si allungano, diventano più calde e tutti iniziamo pian piano a sognare
di quando andremo al mare, ormai non manca più molto tempo.

La maggior parte di noi aspetta con ansia
l’estate perché non vede l’ora di distendersi in spiaggia e buttarsi
nel mare. Ma non solo, estate vuol dire anche abbronzatura, passeggiate
sulla spiaggia, lunghe serate all’aperto, pic-nic, grigliate
all’aperto, liberarsi dai pesanti capi invernali e tornare come ogni
anno a mostrare il nostro corpo. Per non parlare poi dei costumi da
bagno, che sono indispensabili accessori di moda mare.

Ogni
estate riparte la gara non scritta su chi ha il costume più bello in
spiaggia, il corpo più abbronzato e scolpito. Infatti come ogni anno in
questo periodo gli iscritti in palestra crescono esponenzialmente. E
proprio in questo periodo un bel costume da bagno è proprio un regalo per donna
ideale. E chi compie gli anni in questo periodo è davvero fortunato,
perché può godere di un clima caldo e mite, ma non torrido e afoso!

Dato
che il tempo stringe, è bene cominciare fin d’ora a pensare non solo
alla meta delle vacanze, ma anche a non farsi trovare impreparate
davanti alla prova costume. Come ogni anno stilisti e case di moda si
sono sbizzarriti per creare costumi, bikini, parei, prendisole sempre
più belli e fantasiosi.
E se per caso la vostra ragazza ha la
fortuna di compiere gli anni proprio in questo periodo, un favoloso
costume alla moda è davvero un regalo per fidanzata
ideale. Perché la verità, che gli uomini lo capiscano o no, è che
regalare un capo d’abbigliamento farà sempre felice la loro partner. Se
scelto con cura ovviamente, ma il web ora è pieno di suggerimenti e
idee sexy e alla moda. E se lui non ci pensa fateglielo capire voi
chiaramente. Per essere al vostro meglio sulla spiaggia è
indispensabile avere il look giusto, sia con costumi all’ultima moda
che con i giusti accessori coordinati. E quindi tanto meglio pensarci
ora, perché quando il vero caldo arriverà i negozi, reali o virtuali,
si svuoteranno in fretta e a voi non resterà che accontentarvi di ciò
che è rimasto.

E se volete essere sicure di accaparrarvi i
costumi più sexy, le fantasie più trendy ma anche i materiali più
comodi e “ultimo ma non ultimo” la taglia adatta e il costume che calzi
a pennello, non potete dimenticarvi di cominciare a controllare negozi
e riviste sia nel mondo virtuale che in quello tangibile. Quali sono i
colori moda della prossima stagione? Ma questa ondata di colore che ha
investito le passerelle non ha riguardato solo gli abiti perché anche
gli accessori hanno subito questo impetuoso cambiamento. Dalle scarpe
alle borse, ogni accessorio nella prossima stagione verrà rallegrato
dal colore.

Non fatevi battere sul tempo, ma approfittate fin d’ora per aggiornare vestiti e accessori all’ultimo grido!

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A cura di Martina Meneghetti

Prima Posizione Srl - Migliorare le vendite

Fonte: Article-Marketing.it

Estate: la stagione dell’idea regalo piú originale

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Chi è convinto che la stagione delle idee regalo sia
prevalentemente quella dei mesi che vanno da settembre fino al termine delle
feste natalizie sarà costretto ad ampliare i propri orizzonti valutando il
concetto di idea regalo fotografica, realizzata con gli scatti dell’estate.


La stagione estiva infatti ci vede protagonisti di tanti momenti passati
fuori, nel mezzo del divertimento insieme alle persone con cui vogliamo
condividere di più. Week-end lunghi, vacanze vere e proprie, lunghe notti
passate in giro alla luce della luna e incuranti del fatto che il giorno dopo
il lavoro ci aspetta. L’estate di molti noi è fatta di queste cose che in gran
parte aspettiamo tutto l’anno, come animaletti in letargo che guardano pigri la
stagione del gelo volgere al termine per ridarci le forze.


Vogliamo tante immagini della nostra estate, è naturale e viene spontaneo
perché ci vediamo piú belli, piú rilassati e vogliamo portarci le testimonianze
del nostro possibile “ritorno alla vita” nel corso dell’inverno successivo
quasi a ricordarci, nei momenti piú tristi, che anche per noi esiste una rinascita
fisica e mentale.


Archivi elettronici pieni delle foto già selezionate e piú belle, in riva
la mare o per locali pieni di persone sorridenti e felici. Non basta peró
riguardarsi le fotografie, catalogarle ordinatamente e lasciare soffocare il
senso di vita che irradiano dentro una
ottusa cartella del pc. Bisogna usarle.


Le nostre fotografie estive sono potenziali estremamente ricchi per
autostimolarci realizzando stampe particolari fondate su idee d’arte che
abbiamo da dedicare esclusivamente a noi stessi e soprattutto per concepire le
idee regalo per chi amiamo. Idee regalo come stampe in alta qualità su
materiali particolari come la tela o il legno, stampe
basate su idee che la foto stessa, la sua inquadratura o i suoi colori ci
suggeriscono. Idee perfette per sancire la chiusura di un’estate che ci ha
portato gioia e benessere e idee per proporre una nuova iconografia, una “seconda
edizione”, basata su un nuovo stile di noi e i nostri amici di sempre.


Idee regalo personalizzate da concepire quando la mente è ancora immersa
nella nella gioia estiva e utilizzabili per i regali da fare nel corso dell’anno.
Oggetti personalizzabili come tazze in ceramica, cuscini e coperte che con gli
scatti di un’estate felice cambieranno radicalmente i vostri momenti di relax. Altri articoli da regalo semplici e divertenti
come i foto puzzle, perfetti per ricordare e ricomporre ironicamente un momento
su una spiaggia che si vuole ripetere indubbiamente.


L’estate è davvero la stagione dell’immagine. E’ il tempo della fioritura,
della manifestazione della parte piú gioiosa di noi stessi che è importante fissare e rendere arte, se
ne abbiamo la possibilità.


L’idea regalo piú espressiva, per noi stessi e il nostro ambiente o per le
persone con cui condividiamo i momenti di spensieratezza è sicuramente un’idea
che ha dentro i nostri sentimenti e la nostra parte creativa. Quest’ultima
viene stimolata dalle sensazioni forti che solo certe fotografie sono in grado
di veicolarci.


Non commettiamo ancora l’errore quindi, di far cadere “nel dimenticatoio”
ciò che ci stimola e rende noi e le persone che ci stanno intorno ancora piú
belli e pieni di vita.


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Luca Comellini

Fonte: Article-Marketing.it

L'età migliore per imparare la musica

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La musica figura raramente nelle prime pagine dei giornali. Vi si può trovare in certi casi la prima della scala, l'ex presidente americano Bill Clinton che suona il sassofono, la tragica fine di una famosa rock star...


Molti anni fa mi è capitato di vedere in prima pagina una foto con una moltitudine di violinisti raccolti a suonare in una grande piazza. L'eccezionalità non stava solo nel numero esorbitante dei musicisti, ma soprattutto nella loro età: fra i tre e i sette anni.


Il luogo era (naturalmente) il Giappone.


Ad insegnare loro lo strumento era una scuola (che credo esista tutt'oggi ed abbia sedi anche in Italia) che si richiamava ai principi dell'educatore giapponese Sinichi Suzuki il quale afferma che: "Si può imparare a suonare il violino a tre anni e io ve lo dimostro".


Ora la domanda è: l'obiettivo è proponibile anche ai bambini occidentali?


I genitori interessati al futuro musicale dei propri bambini sanno (ahimè) che la scuola elementare può offrire loro ben poco e che dovranno rivolgersi altrove.


Ma dove? Verso quale strumento? Come si fa ad accorgersi se il proprio figlio è portato per la musica? E ancora e sporattutto: qual'è l'età migliore per iniziare a studiare musica?


Suonare a tre anni


Prendiamo l'ultima domanda: molti sarebbero disposti a rispondere "il più presto possibile".


La questione è però più ingarbugliata di quanto si pensi. Per esempio nessuno potrà mai dire che ne sarebbe stato di un qualsiasi virtuoso se invece di cominciare a studiare musica a tre o quattro anni avesse incominciato a tredici. E nessuno potrebbe assicurare che un inizio precoce sia garanzia di successo.


La storia registra in pompa magna i rari casi di successo, ma si dimentica completamente della massa di coloro che hanno fallito. E il fallimento a cosa è dovuto? Sarà mica il risultato di un rifiuto? E chi mi dice che questo eventuale rifiuto non derivi proprio da una partenza forzatamente precoce?


La faccenda è (appunto) molto ingarbugliata.


Ma la risposta alla domanda a mio avviso è questa: non si può fissare in astratto un rigido limite di età oltre il quale sia difficile diventare "virtuosi dello strumento". Ogni età va bene purchè l'accesso non sia forzato e sia vissuto dal bambino come un gioco, un divertimento e non come uno stress.


L'apporto dei genitori


Innanzi tutto l'errore che ogni genitore deve evitare assolutamente di fare è quello di vedere già nel suo bambino un futuro di grande concertista o di genio della musica. Si può studiare musica per diventare professionisti, ma si può anche farlo per se stessi, perchè fare musica è gratificante in sè e ci permette di esprimerci e di vivere un'esperienza esaltante. E' poco realistico e sicuramente anche controproducente pensare di programmare per un bambino di sette anni, ma anche di dodici, un futuro professionale nella musica.


Quello che invece i genitori possono fare indipendentemente dalla loro preparazione musicale, è offrire al bambino la disponibilità verso la musica. Mostrare di apprezzarla, di dedicarle del tempo magari anche solo ad ascoltandola, andando a qualche concerto... meglio naturalmente se arrivano a praticarla, non importa a quale livello, anche solo con una piccola canzoncina ad orecchio magari accompagnata con la chitarra o con una tastiera. La madre che orienta il proprio piccolo ad ascoltare il canto di un uccellino o il borbottio di una caffettiera, fa per la sua educazione musicale più di quanto potrà fare in futuro il suo insegnante di musica o di canto. All'opposto non c'è peggior freno alla crescita musicale di un bambino dell'inibizione: ridicolizzarlo perchè "stona", impedirgli di usare le stoviglie di casa come batteria...


Al riguardo un piccolo aneddoto.


Una sala di attesa aperta su una strada trafficata e rumorosa. Due bimbi seduti su una cassapanca che scoprono con i talloni la varietà dei suoni prodotti dalle fiancate. L'intervento delle mamme è immediato: "Basta! State disturbando! Mettetevi lì a disegnare!" Il rumore assordante viene da fuori, ma sono i bambini a disturbare con il loro tamburellare. E' forse perchè il suono disturba e il disegno no, che i bambini si sentono incoraggiati quando disegnano e repressi quando tentano di esprimersi con i suoni.


L'educazione musicale del bambino parte quando si inverte questa tendenza.


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Mirco Conforti


Se hai trovato interessante l'articolo ti invito nel mio sito dedicato alla musica, a chi fa musica, e a chi si appresta ad iniziare questo cammino: www.ut-musica.com


Fonte: Article-Marketing.it

Baaria

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Regia: Giuseppe Tornatore
Lettura del film di Franco Sestini
Titolo del film: BAARIA
Cast: regia, sogg. e scenegg: Giuseppe Tornatore – fotogr.: Enrico Lucidi – mus.: Ennio Morricone – mont.: Massimo Quaglia – scenogr.: Maurizio Sabatini – cost.: Luigi Bonanno – interpr.: Francesco Scianna (Peppino), Margareth Madè (Mannina), Raoul Bova (Giornalista), Lina Sastri (Tana), Vincenzo Salemme (Capocomico), Paolo Briguglia (Maestro di catechismo), Michele Russo (Turiddu), Monica Bellucci, Enrico Lo Verso (Minicu), Ángela Molina (Sarina anziana), Laura Chiatti (Studentessa), Nicole Grimaudo (Sarina), Beppe Fiorello (Venditore dollari), Aldo Baio, Salvo Ficarra (Nino), Valentino Picone (Luigi), Spiro Scimone, Gaetano Aronica, Alfio Sorbello, Luigi Lo Cascio, Gabriele Lavia, Leo Gullotta (Liborio), Nino Frassica (Giacomo Bartolotta), Giorgio Faletti – durata: 150’ – colore – produz.: Marina Berlusconi, Tarak Ben Ammar per Medusa Film, Quinta Communications– origine: ITALIA, FRANCIA, 2009 – distrib.: Medusa (25-09-2009)
Sceneggiatura : Giuseppe Tornatore
Nazione: ITALIA
Anno: 2009
Presentato: 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - Concorso

È la storia di Giuseppe Torrenuova, detto Peppino, ma è– al tempo stesso– la storia di 40 anni di storia in Sicilia e, più precisamente, a Bagheria, città natale del regista ed il cui nome in lingua fenicia fornisce il titolo al film.


Peppino è figlio di Cicco– pastore di capre all’epoca dell’avvento del fascismo– che nel suo durissimo lavoro trova il tempo per dedicarsi alla lettura, innamorato com’è dei poemi cavallereschi e dei grandi romanzi popolari.


Peppino lo incontriamo nella prima sequenza quando la maestra lo punisce mettendolo in castigo dietro la lavagna perché non ha fatto i compiti; la scusa addotta dal ragazzo– «la capra mi ha mangiato il libro»– non viene creduta dall’insegnante ma è vera; lo troviamo poi alla partenza per la guerra, dove l’amico fraterno, Nino, lo saluta alla stazione e gli augura buona fortuna; nel dopoguerra, oltre al fatale incontro con la donna della sua vita (Mannina), Giuseppe scopre le ingiustizie del suo Paese e cerca il modo di combatterle: nasce così la passione per la politica e, segnatamente, per il Partito Comunista Italiano, diventando così per tutto il Paese «Peppino il Comunista».


Il problema con Mannina lo risolverà il padre, Cicco, che interviene dopo una «fuitina mal riuscita» e si porta i due colombi a casa propria per farli poi sposare con una cerimonia dai toni estremamente sobri ed austeri: gli sposi non possiedono neppure le fedi e così si utilizzano quelle delle rispettive madri.


Peppino alterna il proprio lavoro (porta a domicilio delle donne del Paese la propria mucca e munge il latte sulla porta di casa) all’attività politica, per la quale comincia a lavorare strenuamente, cercando di colmare tutte le proprie lacune, anche quelle di carattere culturale. Per cercare di mantenere dignitosamente la famiglia (siamo negli anni ’60) si reca a lavorare come muratore a Parigi, ma la lontananza da moglie e figli è troppo forte, così Peppino accetta di tornare a lavorare per il Partito– con scarsa retribuzione– fino a quando non gli viene proposto di candidarsi alla carica di Consigliere Comunale.


Vince alle elezioni e per la famiglia Torrenuova– allietata da quattro figli– comincia un periodo di relativa prosperità, ma hanno inizio anche i primi screzi con i figli che risentono della confusione d’idee che è presente in sede nazionale: prime contestazioni, scissione dei socialisti dal Partito e allontanamento di un suo carissimo amico.


Il Peppino di una volta, chiamato «il comunista che mangia i bambini», diventa per i contestatori del momento «un riformista», parola il cui significato neppure lui saprà spiegare al figlio.


La partenza, nella parte finale del film, sarà del figlio Michele e ci mostra un Peppino pieno di tosse, ma pieno ancora di un enorme entusiasmo per la vita; a questo punto l’autore «ritira fuori» il bambino Peppino che era stato messo in punizione dalla maestra e che si era addormentato, sognando– questo sembra essere l’assunto della sequenza– quello che avverrà nel futuro: ed è così che l’arco tematico si chiude con il bambino che appare all’inizio ed alla fine e che testimonia di questo perdurare dei vari «Peppino» che si susseguono nella storia di Baarìa, quasi una costante della vitalità della gente del posto.


Il film ruota attorno ai tre personaggi chiave, Peppino, la moglie e il padre Cicco con i nipoti, tra i quali primeggia Michele; le vicende di questi personaggi vengono montate a incastro, ma il film non da motivo di particolari difficoltà di comprensione; la vera difficoltà è l’uso del dialetto siciliano che, per la sua incomprensibilità, viene accompagnato dai sottotitoli in italiano, circostanza che non darà molti buoni frutti economici nelle sale cinematografiche nostrane (mi auguro di sbagliare!).


Con questo modo di strutturare la narrazione, l’autore ci conduce– con una storia che oltre alla serietà ed alla malinconia, presenta anche svariate sequenze divertenti– in un viaggio di circa 40 anni in un Paese che ha passato le varie fase della storia e da tutte ha recepito la speranza che qualcosa potesse cambiare, ma questo cambiamento non si è mai verificato (l’ultimo assessore all’urbanistica di una Bagheria diventata una piccola cittadina è un “ladro” come tutti gli altri che lo hanno preceduto; l’unica diversità: è cieco).


E quindi, oltre a narrare la storia di Peppino, di Mannina, di Cicco e di Michele, la vera protagonista del film è Bagheria, o meglio Baarìa, con i suoi personaggi che si ripetono generazione dopo generazione, con i suoi amori contrastati, con la povertà irrisolvibile del Sud, con le amicizie, ma anche con l’inganno e con il tradimento.


Per fare questo Tornatore ha chiamato a raccolta uno stuolo di attori italiani molto bravi– sembra che siano addirittura 200– disegnando in questo contesto corale, per ciascuno di loro un ruolo piccolo ma fondamentale; mi viene in mente– a titolo esemplificativo– il bravissimo Luigi Maria Burruano, impiegato come farmacista che consegna all’amico di Peppino, Nino, un amaro medicinale al posto di un veleno che il giovane gli ha chiesto «per morire perché si è stufato»; il dialogo tra i due e la successiva convinta attesa della morte da parte di Nino sono tra i pezzi migliori del film.


Ma il film è tutto ben fatto e intriso di buoni sentimenti, dall’amicizia al vero amore, dalla volontà di aiutare chi soffre al desiderio di giustizia, dall’amore per la famiglia al desiderio di risolvere i problemi sociali; certo che al termine dell’opera non possiamo affermare che Tornatore si pronunci in forma ottimistica sul futuro del suo Paese, che viene visto invece come un qualcosa destinato a restare immutato nel tempo: cambiano gli attori delle varie epoche, cambiano le situazioni politiche, ma la sostanza delle cose sembra restare immutata. Un unico neo al bel film di Tornatore (oltre al fatto dei sottotitoli in italiano): forse in sede di montaggio definitivo si sarebbe potuto tagliare una ventina di minuti di narrazione senza che l’opera nel suo complesso ne risentisse, ma probabilmente l’amore di Tornatore per le cose rappresentate è tale che gli ha impedito l’uso delle forbici.


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Franco Sestini


articolo pubblicato su http://www.edav.it/articolo.asp?id=397


per saperne di più visita http://www.edav.it


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Le altre musiche

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Perchè le musiche extraeuropee sono così difficilmente comprensibili e così lontane dal nostro orecchio musicale? Vediamo di rispondere a questa domanda facendo un breve viaggio nella musica indiana, la quale ha influenzato le culture musicali di altri paesi dell'Asia centrale e orientale.


Secondo l'antica mitologia indiana, la musica fu rivelata agli uomini da Brhama, il creatore dell'universo: in principio fu il suono che si espanse nel vuoto e infine apparve l'universo.


Da questo breve inciso si capisce quanto in India la musica e il canto (strettamente congiunti tra di loro), siano espressioni religiose prima che artistiche, in quanto comprese all'interno dell'universo mitologico e delle dottrine brhamaniche.


Nel corso dei suoi millenni di storia, l'India ha sviluppato strutture musicali e sistemi melodici altamente complessi nei quali la voce umana ha raggiunto in certi casi vertici di grande bellezza espressiva. E' da sottolineare che la musica indiana affonda le sue radici in un'immensa area abitata da popoli con culture e origini diverse, fino ad arrivare alle più recenti invasioni islamiche. Questo ha provocato l'adozione di svariate forme musicali e di un grande numero di strumenti diversi.


D'altra parte ci sono parecchi elementi che accomunano tutte queste culture musicali: la predominanza della musica vocale, lo sviluppo degli strumenti ritmici, l'importanza della linea melodica e dell'improvvisazione.


C'è un altro elemento in comune in queste musiche che le distingue dalla musica classica occidentale: la totale assenza dell'armonia. La musica indiana è puramente "melodica" e non presuppone l'utilizzo dell'armonia, in quanto costituita da suoni che stanno in correlazione esclusivamente per mezzo della loro durata.


I musicisti indiani affermano: "l'armonia influenza la struttura stessa della melodia al punto che per un europeo è diventato quasi impossibile immaginarsi una melodia senza aggiungervi mentalmente o in modo esplicito un sistema armonico".


E' probabilmente per questo che l'orecchio europeo riesce a malapena ad ascoltare una "melodia pura", cioè una melodia presentata in modo quasi del tutto spoglio.


L'altra differenza fondamentale tra la musica indiana e quella europea sta nel fatto che la musica indiana dà una grande importanza all'improvvisazione. Il musicista indiano è un improvvisatore e un potenziale inventore di forme sempre nuove perché l'India non ha mai formulato una vera e propria notazione musicale, come invece è successo in Europa, ed ogni esecuzine può dirsi, in sostanza, una nuova composizione.


La mancanza di notazione ha però un aspetto negativo: le composizioni del passato sono andate per sempre perdute.


La musica indiana si basa su un sistema diatonico e modale, in cui l'unità di base è la svara o nota.


E' una musica essenzialmente lineare, almeno per quanto riguarda gli stili cosiddetti "classici", che ignora completamente le risorse del sistema armonico, del contrappunto e del canto corale. Il numero delle note si modifica a seconda del sistema musicale adottato: può andare da una o due nel pronunciamento del tantra, fino alle pentatoniche, esatoniche e eptatoniche per le melodie più complesse.


A parte la posizione del solista, il complesso orchestrale indiano consiste in un piccolo numero di musicisti. Questo si spiega con il fatto che in un sistema modale non è concepibile uno sviluppo polifonico e ancora meno uno sviluppo orchestrale, come invece è avvenuto in Europa.


Per concludere questa breve (forse troppo) panoramica sulla musica indiana, voglio citare il musicologo e orientalista Alain Danielou il quale afferma che:


"La musica indiana è una musica che parla, che elabora un'idea, che analizza un'emozione. Si sviluppa come l'arte oratoria e richiede un'applicazione particolare della memoria, perchè è mentalmente che i suoni musicali successivi si compongono di una struttura intelligibile. Il loro senso non appare che nello sviluppo della frase, esattamente come nel linguaggio".


Informazioni sull'Autore


Mirco Conforti


www.ut-musica.com


Fonte: Article-Marketing.it

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