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L'Attimo Fuggente - Amori e tradimenti

martedì 29 maggio 2012 0 commenti

Se continuiamo a sentire il bisogno di evadere...è perché la situazione nella quale ci troviamo...non ci soddisfa in pieno...a quel punto abbiamo due opzioni...andare avanti fingendo...oppure trovare il coraggio di cambiare strada...

La fedeltà esiste?

Perché dopo qualche tempo dall'inizio di una relazione molti iniziano a sentire il bisogno di
evadere?

Ovunque ci giriamo siamo costretti a constatare che la nostra società è piena di traditori, come se resistere alle numerose tentazioni fosse diventato impossibile, come se fossimo continuamente alla ricerca di conferme che, se non troviamo all'interno della relazione ufficiale, cerchiamo al di fuori di essa. E in alcuni casi, anche se il rapporto principale ci riempie di certezze e conferme sotto il punto di vista emotivo, ci viene comunque il desiderio di misurare il nostro fascino all'esterno.

Molto dipende dalle insicurezze che abbiamo e che non riusciamo a superare a causa dell'incapacità di fare un'analisi obiettiva e adulta di noi stessi, fondamentale per rafforzarci e a crescere, rimanendo quindi degli eterni bambini che hanno la necessità di essere perennemente riempiti di regali per sentirsi importanti. E a quel punto il fatto che stiamo calpestando la persona che ci sta accanto per soddisfare il nostro egoistico bisogno, passa in secondo piano, anzi, addirittura ci raccontiamo la bugia che le evasioni ci aiutano a vivere meglio il rapporto con lei.

Poi c'è il caso di chi sceglie una persona, che non è esattamente quella che desidera al proprio fianco, solo per riempire il vuoto insopportabile che comporta lo stare da soli, quindi, anche se perfettamente consapevole di non provare e sentire tutto ciò che dovrebbe, decide di fermarsi con la convinzione che quella che sta scegliendo sia la persona migliore da avere accanto. Però inevitabilmente, dopo i primi tempi, inizia a guardarsi intorno e se il suo sguardo incrocia quello di qualcuno che, ricambiandolo, gli fa sentire quelle farfalle nello stomaco che non credeva più di provare, ecco che scatta il meccanismo per il quale rinunciare a quell’occasione d’oro diventa impossibile. Spesso in questo caso ci troviamo davanti a traditori seriali, che restano insieme a una persona che non li soddisfa o appaga completamente, ma con la quale la vita scorre su binari tranquilli e senza scossoni, perché tanto sanno che potranno esprimere il loro lato più vitale all’interno di relazioni a termine che gli concedono di crearsi delle divagazioni periodiche.

Diversa è la questione di chi ha alle spalle un rapporto lunghissimo, attraversa un periodo di noia o di distacco dal partner ufficiale e proprio in quel momento fa un incontro speciale che lo fa sentire di nuovo vivo, perché spesso questo tipo di tradimento coinvolge anche la mente e l'emotività di chi ne è protagonista, e si trova davanti a un bivio: sentirsi costretto a compiere una scelta definitiva o, nel caso di mancanza cronica di coraggio, portare avanti le due relazioni parallele per anni, con la complicità dell'amante innamorato, e con la silenziosa, consapevole rassegnazione del partner ufficiale.

Quindi siamo tutti traditori?

Abbiamo davvero scarificato il valore del rispetto sull'altare dell'egoismo?

Esiste un'ultima categoria di persone che crede fermamente che l'amore vero non tradisce, che se si ama qualcuno non si ha bisogno di misurare il proprio fascino con nessun altro, e che non sente il bisogno di cercare conferme al di fuori del rapporto che ha scelto di vivere; che non ha paura di chiudere una relazione nel momento in cui non prova tutte le emozioni preziose che solo l'amore sa regalare, e che mette il rispetto per l'altro davanti a tutto, convinto che non può esserci un sentimento vero se si calpesta la dignità di un’altra persona.

Sono quelle persone che hanno avuto il coraggio di chiudere relazioni importanti affrontando tutte le conseguenze che la loro decisione ha comportato, e che, per questo, sono state accusate dal partner abbandonato di crudeltà, irresponsabilità ed egoismo, mentre in realtà hanno semplicemente scelto di essere vere, di non ingannare chi avevano accanto e non calpestare i suoi sentimenti tradendolo.

Sono quei pochi coraggiosi che davanti a due opzioni hanno avuto il coraggio di scegliere quella che gli suggeriva il cuore, e che credono fermamente che sia meglio ferire una persona rispettandola nella sua dignità piuttosto che ingannarla calpestandone la fiducia che aveva riposto in loro, convinti che non ci sia amore nel mortificarla continuamente davanti al mondo intero, rendendola così vittima, più o meno consapevole, della loro ipocrisia.

Perché spesso la cosa migliore da fare è anche la più difficile…


Marta Lock

L'Attimo Fuggente - Spirito libero

martedì 22 maggio 2012 0 commenti

Alcune persone non sono fatte per avere un rapporto ordinario...ma questo non significa che i loro sentimenti siano meno intensi...semplicemente non riescono a sentirsi ingabbiati nelle regole imposte...hanno bisogno di sentirsi libere di scegliere ogni giorno la persona a cui stare accanto...

Esiste una tipologia di persone che in apparenza sembra allergica a ogni tipo di impegno o di responsabilità e incapace di fermarsi. Se nell'arco della nostra vita ci è capitato di avere a che fare con qualcuno di questi soggetti può esserci capitato di averli giudicati superficiali, irresponsabili, incapaci di mantenere un impegno, soprattutto nel caso in cui abbiamo avuto con loro contatti di tipo emotivo.

Determinati comportamenti effettivamente, se guardati con gli occhi di chi è conforme alle regole e vive la propria vita secondo schemi ben definiti, possono essere interpretati come una mancanza di volontà a scendere in profondità e accogliere sentimenti che fermerebbero il loro continuo movimento e il loro continuo bisogno di esplorare e conoscere. E più ci sfuggono più risvegliano in noi il desiderio di inseguirle e cambiarle, convinti che se riuscissimo a far loro comprendere che c'è del bello anche nel fermarsi e condividere, inizieranno ad apprezzare la tranquillità e la serenità scegliendo di conformarsi a un tipo di rapporto canonico, comune all'idea che ne hanno la maggior parte delle persone.

E' possibile domare un soggetto tanto sfuggente e selvaggio?

E soprattutto siamo sicuri che farlo sia la cosa giusta?

I cambiamenti che possiamo ottenere da queste persone sono solo momentanei poiché costituiscono una tale forzatura nei confronti della loro natura da non poter essere sostenuti troppo a lungo, e soprattutto perché hanno su di loro hanno l'effetto di farli sentire inadeguati e incompresi in quello che è semplicemente un modo di essere. Ovviamente in questo caso non si stanno prendendo in esame i finti spiriti liberi, o per meglio dire i libertini, quelli cioè che nascondono dietro una professata libertà di pensiero e di azione solo l'esigenza momentanea di divertirsi in ogni modo e con ogni mezzo.

Il vero spirito libero è colui il quale non riesce a collocarsi né a vedersi in una situazione che faccia sentire minata la sua libertà d'azione, che non deve essere intesa nell'accezione negativa del termine, e che non riesce a tollerare l'idea di sentirsi in qualche modo incatenato o costretto in una situazione; è colui per il quale la parola dovere non può esistere, soprattutto se riferita ai rapporti personali; colui il quale ha bisogno di sentirsi libero di scegliere ogni giorno con chi proseguire il proprio cammino e di poter andare via per provare la voglia di tornare. Va lasciato libero di correre e non ha bisogno di qualcuno che lo fermi, semmai di chi è abbastanza forte e sicuro da voler correre libero al suo fianco, perché è solo in questo modo che riuscirà ad averlo accanto, senza garanzie, senza reti, senza promesse ma con la certezza che finché rimarrà al suo fianco sarà sinceramente convinto di volerlo con ogni sua fibra.

E il fatto che non riesca a vivere i sentimenti e i rapporti secondo i canoni tradizionali, non significa certo che sia incapace di amare, anzi, molto spesso è capace di emozioni tanto intense quanto profonde e durature, ma non deve mai essergli chiesto di pronunciare la parola per sempre, perché non fa parte del suo vocabolario, lo farebbe seguire ingabbiato in uno schema in cui sa perfettamente di non poter entrare.

Il vero spirito libero non vuole essere domato, semplicemente amato per ciò che è, perché solo così riuscirà a non sentirsi inadeguato al punto da voler scappare via lontano, solo così potrà sentirsi libero di scegliere di fermarsi, non per sempre, per un po', inconsapevole che quel per un po', giorno dopo giorno, potrebbe anche diventare per sempre.


Marta Lock

L'Attimo Fuggente - Umano troppo umano

martedì 15 maggio 2012 0 commenti

Se a volte le persone ci deludono…non è perché sono loro ad essere inadeguate…ma soltanto perché siamo stati noi ad averle idealizzate…al punto da metterle su un piedistallo troppo alto.

Può succederci di incontrare la persona che avevamo sempre desiderato avere accanto, quella che ci piace così tanto da colpirci al primo sguardo, e che, per qualche strano caso del destino anche lei rimanga folgorata dalla nostra visione. Ci sembra quasi incredibile che una creatura tanto bella ed eterea posi il suo sguardo su di noi, invece è proprio così, e ci regala la sensazione di camminare a un metro da terra.

I primi tempi insieme sembrano una favola, un sogno che si realizza, ed entrambi, per paura di fare un passo falso, anche il più piccolo, che possa rovinare quell'alchimia, tendiamo a mostrare la parte migliore di noi, cercando di nascondere quei difetti che fanno parte della nostra personalità. Anche perché siamo talmente storditi dalla sensazione di benessere che deriva dalla presenza accanto a noi di quella persona speciale che ogni cosa, anche quella che normalmente compiamo senza quasi pensarci, genera in noi il timore di perdere l’oggetto del nostro amore, immensamente preoccupati di dimostrare di essere alla sua altezza.

Poi inevitabilmente prima o poi si verifica quell'episodio che causa il crollo parziale del mito che abbiamo costruito intorno al nostro ideale, causandoci una profonda delusione, come se non avessimo preso in considerazione neanche per un attimo l'opzione che quella persona in fondo non sia altro che un individuo con pregi e difetti come chiunque altro. Ecco quindi sgretolarsi improvvisamente il castello incantato dentro al quale ci sentivamo, come anche la cieca ammirazione che ci aveva fatto mettere l'oggetto del nostro amore su di un piedistallo dorato.

Come è stato possibile che ci siamo sbagliati tanto?

Come può essere che un essere tanto divino sia riuscito a fare un errore così terreno?

Perché all'improvviso non ci sembra più all'altezza del ruolo del quale lo avevamo investito?

A quel punto non conta neanche la gravità dell’atto commesso ciò che conta è il fatto di sentirci delusi, e tanto più era alto il piedistallo sul quale avevamo messo l’altro quanto più la delusione diventa grande anche davanti a una cosa piccola. E inizieremo a guardare la semi divinità con occhi diversi, facendola quasi sentire a disagio come se avesse commesso una colpa ben più grave di quanto abbia fatto in realtà.

Il vero problema è che non ci aveva chiesto lei di idealizzarla al punto di indurci a credere che non avesse difetti, non aveva voluto lei essere posta su quel piedistallo, anche se in un primo momento se ne era sentita lusingata. Le persone non possono diventare le proiezioni dei nostri desideri perché allora sì che ci deluderanno sempre, vanno semplicemente conosciute e accettate nella loro totalità, amandone i loro pregi e accettandone i difetti, e mai, mai dovremmo pensare che non ne abbiano. Non possono essere identificate con degli ideali perché sono semplicemente persone, con la propria individualità fatta di cose positive e di meno positive, e se sbagliano, come è naturale che sia, non lo fanno per deluderci o ferirci ma semplicemente perché con il passare del tempo si stanno mostrando a noi per come sono in realtà senza filtri e senza veli e questo comporta irrimediabilmente il mostrare anche il lato più imperfetto.

Ecco perché alcuni di noi preferiscono scoprire subito il lato negativo e lasciare quello positivo alla seconda fase della conoscenza, perché è molto più appagante sapere che la persona che abbiamo di fronte ci ha scelto pur essendo consapevole dei nostri difetti e prima ancora di conoscere i nostri pregi.

Perché se investiamo l’altro di un ruolo che non può sostenere a lungo facciamo sentire lui inadeguato e al tempo stesso perdiamo di vista la bellezza dell’avere di fronte a noi un individuo imperfetto ma proprio per questo incredibilmente umano.


Marta Lock

L'Attimo Fuggente - Indimenticabile

martedì 8 maggio 2012 0 commenti

Alcuni amori sono davvero difficili da lasciar andare e nonostante siano finiti da mesi… alcune volte da anni…ci continuano a tornare in mente…forse perché non siamo ancora completamente guariti...forse perché a volte dimenticare è impossibile...

In un certo momento della vita può capitare di fare quell'incontro che ci destabilizza e stravolge tutto ciò in cui avevamo creduto fino a poco prima, con un’intensità che mai avremmo creduto di poter provare. Invece ci troviamo presi in un vortice di emozioni forti e contrastanti che non abbiamo la minima idea di come affrontare, perché ci prendono la testa, il cuore e tutti i sensi, fino al punto di farci quasi stare male.

Molto spesso questo tipo di sensazioni vengono risvegliate dal tipo di persona diametralmente opposta a quella che abbiamo immaginato di avere accanto per un periodo più o meno breve, e questo ci spaventa anche di più delle emozioni che proviamo per lei. La passione risvegliata di sconvolge e ci annebbia i sensi al punto di farci fare o dire cose che mai avremmo immaginato ci appartenessero, spingendoci fino a quei limiti oltre i quali sappiamo di non poter andare. La parola passione va intesa in senso molto ampio, non relegandola solo al desiderio fisico, ma estendendola anche a quelle manifestazioni come la gioia, la rabbia, la gelosia, che normalmente abbiamo imparato a gestire e razionalizzare. Però davanti a quella persona tutto ci travolge con la forza di un fiume in piena.

Eppure sappiamo, perché qualcosa dentro di noi ce lo grida, che è sbagliato, che quella non è la persona giusta per noi, perché ci fa vivere perennemente sulle montagne russe, perché in un attimo ci fa passare dalla gioia più intensa al dolore più acuto. Ma non riusciamo ad allontanarcene, non possiamo vivere con lei e neanche senza di lei, quando non c'è ci manca da morire, quando c'è vorremmo che sparisse perché il suo atteggiamento oppure il modo in cui ci tratta ci feriscono. Finché non arriva il giorno in cui, con grande dolore, la razionalità e lo spirito di autoconservazione prendono il sopravvento costringendoci a chiudere la relazione

Ma nonostante passi del tempo, periodicamente continuiamo a pensare a lei, croce e delizia di un periodo più o meno lungo, e le sensazioni contrastanti che quel ricordo ci suscita ci continuano a sconvolgere, perché se da un lato il suo ricordo ci riempie di nostalgia fin quasi a farci male, dall'altro la memoria di quanto ci ferisse con il suo comportamento ci convince di quanto abbiamo fatto bene ad allontanarci da lei. Però continuiamo a pensarla per mesi, a volte per anni, perché guarire da un incontro tanto intenso è difficile, perché dimenticare è impossibile.

Perché dimenticare una persona che ha completamente sconvolto e destabilizzato il nostro
equilibrio può essere tanto difficile?

Cos'è che rende il ricordo di quella persona così indelebile da essere quasi un tatuaggio sul nostro cuore?

Forse la nostalgia che ci assale non è tanto rivolta a lei quanto alle emozioni che ci suscitava, perché rare e difficili da trovare, e il tempo che ci distanzia da quella storia ci convince sempre di più che siano irripetibili, forse perché una parte di noi resta convinta che se l'avessimo incontrata in un momento diverso, se lei fosse riuscita a cambiare qualcosa di sé, se noi avessimo rinunciato a qualcosa di noi, se, se e ancora se, forse staremmo ancora con lei.

E forse è proprio questa sensazione di incompiuto e di sospeso che ce la rende dolorosamente e meravigliosamente indimenticabile.


Marta Lock

L'Attimo Fuggente - La ricerca della felicità

martedì 1 maggio 2012 0 commenti


La felicità per sempre non esiste...esiste adesso…in questo momento...se passiamo tutto il tempo a cercare qualcosa che duri per sempre…ci perdiamo la bellezza assoluta dell'adesso...è questa l'unica felicità che ci è possibile ottenere...

Eccola qui la parola magica che pronunciamo continuamente e desideriamo con tutta la nostra forza ma che vediamo continuamente sfuggirci. Sembra che lo faccia apposta, ogni volta che ci sembra di averla raggiunta succede qualcosa che ci fa mancare un piccolo, piccolissimo pezzo per completare il puzzle. Questo ci fa di nuovo rimettere in moto per provare a cercare quell’unico tassello mancante facendoci dimenticare di tutto il resto della composizione al punto che guardando il quadro da lontano, quell’impercettibile, minuscola macchia, ai nostri occhi può sembrare enorme.

Ci hanno insegnato che per essere felici dobbiamo avere tutto e per sempre, ma questi due concetti sono talmente utopici da risultare quasi inesistenti. La parola tutto è talmente relativa da essere indefinibile e introvabile nella realtà.

Tutto secondo chi? E soprattutto qual è il limite di questo tutto?

Il tutto è un concetto più o meno inafferrabile che cambia da persona a persona, quindi ciò che può sembrare il massimo per qualcuno può non esserlo affatto per qualcun altro, questo ci porta a un confronto continuo che genera frustrazioni in chi non ha la capacità di sentirsi appagato e fortunato per ciò che possiede. Molte persone continuano a desiderare ciò che non hanno, e nel momento in cui lo raggiungono iniziano già a volere quell’altra piccola cosa che non hanno, innescando un perenne meccanismo di insoddisfazione. Questo non significa che dobbiamo accontentarci, per lo meno non nell’accezione negativa del termine, ma mentre tendiamo verso il miglioramento dovremmo imparare anche a sentirci soddisfatti e appagati per ciò che abbiamo, guardando alla possibilità di ottenere di più semplicemente come a un’integrazione, un completamento non determinante per la nostra felicità.

Ma la frase che costituisce la maggiore fonte di frustrazione è quel per sempre illusorio che ci fa sentire tagliati fuori nel momento in cui ci rendiamo conto che ci sfugge. Eppure ce lo hanno raccontato nelle favole, nei film, nei libri, insomma troviamo ovunque quella parola che sta a indicare un tempo lunghissimo, perché a noi non succede mai?

Perché per noi quella parola sempre ha un limite temporale?

Forse perché la vera felicità va ricercata nel vivere intensamente i momenti di gioia senza pensare al dopo e vivere il dopo, bello o brutto che sia, nel momento in cui diventerà presente. Forse l’unico modo per essere davvero felici è frazionare la vita in piccoli attimi preziosi che non si ripeteranno più ed è solo apprezzandone ogni sfumatura che riusciremo a godere delle emozioni intense che alcune volte ci regalano. Perché al di là delle nostre vittorie e conquiste più evidenti sarà proprio pensando a quelle momentanee sensazioni che ci emozioneremo e commuoveremo quando volgeremo il nostro sguardo verso il passato per capire se siamo stati felici.

Perché spesso la ricerca della felicità per sempre ci fa perdere di vista quanto siamo felici in questo momento, spesso ci dimentichiamo di considerare i momenti di gioia come regali incredibili che la vita ci fa, perché in fondo la vita non è quella passata né quella futura bensì semplicemente quella presente.


Marta Lock

L'Attimo Fuggente - Elogio del cambiamento

martedì 24 aprile 2012 0 commenti


La capacità di cambiare idea e di modificare i propri comportamenti è sinonimo di grande intelligenza e di autocritica, tipica di persone che si evolvono continuamente, chi non riesce a farlo resta fermo e blocca il proprio percorso di crescita personale.

Molti di noi davanti a una critica aperta si irrigidiscono chiudendosi al dialogo o sfuggendo per non doversi confrontare apertamente con le proprie possibili mancanze o lacune.

E’ un atteggiamento di difesa quasi normale come è normale, vivendo all’interno della società e a contatto con altre persone ognuna diversa dall’altra, essere sottoposti alle opinioni degli altri. E’ vero, dà fastidio a tutti sentirsi giudicati, ma qui non si tratta di ascoltare il giudizio del primo che capita, bensì delle persone che tengono a noi e che sappiamo che vogliono il nostro bene.

Quindi, dopo la difesa iniziale, manifestata a volte anche con forza o aggressività, dovremmo essere capaci di fermarci a riflettere e analizzare con lucidità quanto della critica che ci è stata mossa possiamo prendere e farne tesoro per salire un gradino in più verso quel percorso di maturazione fondamentale a permetterci di crescere e arricchirci. Ogni persona ha un suo punto di vista e non è affatto detto che uno sguardo diverso dal nostro sia più giusto o più sbagliato, semplicemente la sua diversità può aiutarci a vedere una prospettiva che senza confronto non saremmo mai riusciti a scoprire, accrescendo la consapevolezza che la realtà non è solo bianca o nera ma piena di sfumature.

E sono proprio le sfumature ad aiutarci a effettuare quei piccoli e graduali cambiamenti che non dobbiamo avere paura di considerare come segno di incoerenza o di debolezza, come potrebbe sembrare a una prima occhiata, bensì di elasticità e malleabilità, fondamentali per adattarci alla realtà mutevole del nostro vivere quotidiano e soprattutto del nostro rapporto con gli altri.

Cos’è che spesso ci fa rimanere arroccati nelle nostre posizioni, incapaci di ammettere che forse, in qualche modo l’altro ha ragione?

Perché molti di noi preferiscono rimanere fermamente attaccati alle proprie convinzioni senza essere capaci di fare un passo indietro per valutare con lucidità l’opzione di poter cambiare idea?

Forse nella volontà di dimostrarci coerenti e solidi, confondendo la determinazione con l’ostinazione, perdiamo di vista l’enorme forza interiore necessaria a guardarci allo specchio con una adulta capacità di autocritica e valutare ciò che può essere cambiato, serenamente e obiettivamente senza che questo ci faccia sentire deboli o perdenti.

Forse, se guardiamo un po’ più a fondo, c’è molta più volontà e maturità in chi è capace di mettersi in discussione e confrontarsi continuamente con gli altri e con se stesso attraverso l’apertura a punti di vista diversi dal proprio e con la consapevolezza che ognuno di noi è in continuo cambiamento così come la realtà oggettiva e le relazioni, rispetto a chi non riesce a uscire dalla propria rigidità o dalle proprie incrollabili idee rischiando di rimanere sempre uguale a se stesso, negandosi l’opportunità meravigliosa di mutare insieme alle varie fasi della vita, inconsapevole che ciò che riteniamo giusto oggi può non esserlo più domani.

In fondo può anche essere sorprendente guardarsi indietro e vedere che i cambiamenti effettuati ci piacciono e perché ci hanno reso persone migliori…

Marta Lock


L'attimo Fuggente - Il lasciato e il lasciante

martedì 17 aprile 2012 0 commenti


A volte abbiamo già accanto chi ci dà le risposte che ci aspettiamo di ricevere ma non ce ne rendiamo conto perché lo sottovalutiamo, finché non capita qualcosa che ci fa guardare indietro e notare che quella persona c'era, ogni volta che ne avevamo bisogno, c'era.

A tutti è capitato prima o poi di dare per scontata la persona che avevamo accanto o di non aver compreso in pieno il suo modo di fare o quello in cui si dedicava a noi. A volte ci siamo persino sentiti infastiditi dalla tanta devozione dimostrata, quasi come se ci soffocasse. Qualche volta abbiamo lasciato andare quella persona non ritenendola all’altezza delle nostre aspettative o di ciò di cui avevamo bisogno in quel preciso momento della nostra vita, sicuri che dietro l’angolo ci aspettasse qualcosa di meglio.

Molti si sono allontanati per tanto tempo, continuando però a tenersi in contatto, perché chi spesso chi lascia assume il ruolo dell’amico che vuole continuare a tenere vicina una persona tanto devota per non ferirla, mentre chi viene lasciato riesce, mostrando apertamente quella debolezza, a soddisfare il bisogno di non sentirsi completamente abbandonato e a mantenere un sottile, invisibile filo di speranza di riconquistare il partner in fuga.

Chi ha ragione tra i due?

Il lasciato che fa buon viso a cattivo gioco mantenendo ben fermo davanti a sé l’obiettivo finale o il lasciante, sicuro che l’altro non incarni il suo partner ideale?

Non è facile da stabilire, perché ogni relazione è diversa, ogni fine ha il suo perché e ogni coppia ha le proprie dinamiche. Però una cosa è vera: quella persona capace di rimanere lì, a sostenerci quando abbiamo bisogno di lei, a correre per consolarci se siamo tristi, a farsi da parte quando vogliamo distaccarci o siamo presi da altro, in alcuni casi diventa, che lo vogliamo o no, un punto di riferimento e in un certo senso un termine di paragone, al punto che ogni volta che ci capita qualcosa di bello diventa più bello se lo raccontiamo a lei, perché sappiamo che gioisce delle nostre vittorie, e quando ci capita qualcosa di triste diventa più leggero se lo condividiamo con lei perché sa come farci ridere anche quando non ne abbiamo voglia.

E la sua costanza, la sua presenza e disponibilità incondizionate ci fanno rendere conto di quanto siamo davvero importanti per lei fino al punto di farci dimenticare il perché non l’avevamo considerata all’altezza di starci accanto e potremmo iniziare a guardarla con occhi diversi e lentamente avvicinarci di nuovo a lei, a quel punto saremo costretti a capitolare davanti alla sua presenza silenziosa e alla sua costanza e fermezza sorprendendoci a pensare che forse in fondo non siamo più tanto convinti della nostra decisione.

Forse in fondo aveva ragione lei.


Marta Lock


L'attimo fuggente - Perché no?

martedì 10 aprile 2012 0 commenti

Se ci credi con tutto te stesso e dai l'anima per realizzare il tuo sogno...si avvererà...ti sembrerà incredibile ma si avvererà!!

Quante volte sentendo una frase del genere abbiamo scosso la testa e pensato che queste cose capitano solo agli altri ma la realtà è ben diversa?

E quante volte abbiamo fatto la considerazione che non sono certamente i sogni quelli che ci permettono di sopravvivere?

Eppure esiste chi, scegliendo di inseguire il proprio sogno ne ha fatto la sua unica fonte di guadagno, oltre che la propria felicità, perché è vero che chi realizza i propri desideri è più soddisfatto rispetto a chi vive solo di doveri.

E non si tratta di fortuna, no, ma di pensiero positivo, poiché nel momento in cui si crede davvero in ciò che si sta facendo e si lavora duramente per conseguire il risultato, questo si verifica, sembra assurdo ma è così. Il mondo è pieno di persone che hanno fatto un salto nel buio lasciando il certo per l’incerto, anche nel momento che sembrava meno adatto, e ce l’hanno fatta, a dispetto di tutte le apparenti difficoltà e i pareri contrari sono riuscite a realizzare il loro sogno, perché hanno creduto fortemente che sarebbe stato possibile.

L’atteggiamento positivo e fiducioso attira risposte positive e, se adeguatamente supportato dalla forza di volontà e dalla capacità organizzativa, porta al risultato.

Certo, se il nostro sogno è vincere al superenalotto, abbiamo forti probabilità che non si realizzi, ma se invece rientra nella nostra sfera d’azione allora renderlo possibile dipende solo da noi. Per esempio, se vogliamo fare le ballerine e abbiamo una naturale attitudine ma non studiamo danza o al primo errore sul palcoscenico rinunciamo, non sapremo mai come sarebbe andata se non avessimo mollato il colpo nel momento più difficile; o ancora se ci sentiamo particolarmente predisposti a parlare le lingue straniere ma dopo il liceo scegliamo la facoltà di economia e commercio, o di medicina, sarà molto difficile poter sfruttare la naturale attitudine di cui la natura ci ha dotati.

Forse il segreto è proprio questo, sapersi ascoltare con un po’ più di attenzione e prendere la strada giusta, a qualsiasi età, e in qualsiasi momento sentiamo la spinta a farlo, perché forse la vita è questo, realizzarsi ed essere felici, rinunciando a volte a ciò che è giusto per dare spazio a ciò che è meglio per noi.

Quindi la prossima volta che desideriamo davvero qualcosa e ci domandiamo: “Perché dovrebbe succedere proprio a me?” La risposta più giusta potrebbe essere: “Perché no?”

Marta Lock

L' Attimo Fuggente di Marta Lock

martedì 3 aprile 2012 0 commenti


L’ATTIMO FUGGENTE



Ciao a tutti.

Prima di tutto le presentazioni: sono Marta Lock scrittrice e redattrice di cronaca italiana, e già da questo si capisce come la mia vita sia costantemente in bilico tra fantasia e realismo, tra sogno e realtà. Da una parte il desiderio di far fluire le emozioni e lasciare che escano per comunicarle e trasmetterle a chi legge, dall’altra l’incontro-scontro con la quotidianità del nostro paese, nell’assoluto realismo dei tempi in cui viviamo.

Molto spesso si identifica lo scrittore come colui che ha le risposte, o che ama filosofeggiare e fornire agli altri la propria visione del mondo. Per quanto mi riguarda non mi ritengo né filosofa né colei che ha le risposte, credo che lo scrittore sia semplicemente una persona con una particolare sensibilità che gli permette di interrogarsi su ciò che vede intorno a sé, aprendosi a vari punti di vista e diverse interpretazioni, altrimenti non potrebbe riuscire a far parlare e vivere personaggi diversi tra loro. Nei miei romanzi non do mai soluzioni né tantomeno spiegazioni sui perché della vita e dell’universo, racconto semplicemente delle storie di vita lasciando ai lettori lo spazio e la possibilità per crearsi una propria visione dei fatti secondo il loro sentire e la loro opinione.

Questa rubrica vuole essere proprio questo: uno spazio di riflessione che parte da un pensiero e si sviluppa attraverso interrogativi i quali, alla fine dell’articolo, potranno lasciare a chi legge la facoltà di darsi le risposte, secondo le proprie esperienze e il proprio modo di essere, perché non esiste mai una realtà assoluta o una risposta universale.

Credo che nella vita non sia fondamentale avere una risposta per tutto, lo è molto di più farsi delle domande, perché è solo attraverso il dubbio e il confronto, anche solo con noi stessi, che possiamo aprirci, metterci in discussione e perciò crescere.

Nel mondo in cui viviamo abbiamo troppo poco tempo per fermarci a porci interrogativi e molto spesso lasciamo scivolare via degli spunti di approfondimento molto importanti e utili a scavare un po’ più in profondità, ecco, questa rubrica è nata per questo, per sederci, leggere e cogliere quei dettagli che magari il giorno prima o due giorni fa ci erano sfuggiti. Ed è per questo che ho voluto chiamarla “L’attimo fuggente”.

Vi aspetto per iniziare insieme questo percorso, grazie a tutti.



Marta Lock




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