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Gli spettacoli da dietro le quinte

martedì 7 dicembre 2010 0 commenti



La buona riuscita di uno
spettacolo dipende da un’enorme quantità di fattori; alcuni sono evidenti,
altri volutamente ben nascosti, ma tutti assolutamente necessari: riuscite ad
immaginare uno spettacolo senza luci? O magari senza scenografia o costumi, o
senza trucco? Il trucco nel teatro è fondamentale, per evidenziare bene le
espressioni degli attori; i costumi servono a creare l’ambientazione, insieme
alle acconciature e alle scenografie, e le luci stesse, che indicano agli
spettatori la parte del palco a cui devono dare attenzione, sono parte
integrante della scenografia.



Tutti questi particolari lavori
sono svolti da specialisti accompagnati dai loro team che seguono e rendono
possibile il loro lavoro: sarti, truccatori, parrucchieri, autisti,
macchinisti. Esistono agenzie che si prendono la responsabilità di tutta la
parte tecnica della costruzione e dell’organizzazione di uno spettacolo da
dietro le quinte, curando tutti i particolari, quelli visibili e quelli che
devono rimanere nascosti: il trucco
professionale
, infatti, pur essendo fondamentale, non deve essere troppo evidente,
anche se visibile dalla platea, a meno che la scena non lo richieda. Lo stesso
vale per i vestiti di scena, che comunque devono essere adatti alla scenografia
nel caso di una scena “in costume”, e al personaggio nel caso si tratti invece
di una rappresentazione in cui l’attore, il comico o il cantante vesta i suoi
panni, che dovranno quindi rispecchiare la sua personalità, o il messaggio che
lo spettacolo vuole far trasparire.


Agenzie di servizi di organizzazione eventi, che
accompagnano la realizzazione dello spettacolo dai trasporti alla messa in
scena, o alla messa in onda se di televisione si tratta, devono essere in grado
di curare nei minimi dettagli tutta la scena, quindi la professionalità dei
collaboratori deve essere certa, visto che la riuscita dello spettacolo
praticamente poggia su di loro e sulla preparazione di coloro che occuperanno
il palco di fronte al pubblico. Soprattutto negli spettacoli dal vivo, che si
tratti di teatro o televisione, i tempi sono molto stretti, e c’è bisogno di
specialisti preparati alla perfezione nel loro campo, in grado di lavorare
velocemente e con precisione. In particolare, per le trasmissioni televisive
dal vivo sono necessarie prontezza, velocità e precisione, perché gli sbagli,
oltre a non essere rimediabili, sono esposti ad un pubblico molto più ampio
rispetto a quello di un teatro.


Si capisce quindi come la scelta
dell’agenzia che cura la parte dietro le quinte dello spettacolo abbia un ruolo
portante, e sia necessaria un’organizzazione interna che prevede moltissime
figure professionali: direttori, tecnici luci e audio, sarte, attrezzisti, makeup artist, macchinisti,
trovarobe… ognuno con il suo compito, dal controllo delle luci e dei suoni
alla ricerca degli oggetti che serviranno sulla scena. Come in molti casi, si
tratta di un equilibrio perfetto di tempi e di spazi, nel quale la mancanza di
un qualsiasi tassello fa crollare la piramide: anche quello che ad un occhio
inesperto può sembrare un lavoro poco importante, chi lavora a teatro sa che
senza quel lavoro lo spettacolo non può andare in scena.


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Articolo a cura di Lia
Contesso

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nei motori di ricerca

Fonte: Article-Marketing.it

Gli accessori dei musicisti

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Per i musicisti professionisti ovviamente l’esercizio
musicale e il mantenimento dello stato dei propri strumenti sono all’ordine del
giorno; mentre l’esercizio include scale, arpeggi, prove, stonature e
miglioramenti, il mantenimento include la pulizia, l’aggiornamento degli
accessori e anche l’acquisto di strumenti nuovi, sempre più prestigiosi: i
chitarristi, ad esempio, di solito hanno diverse chitarre, ciascuna delle quali
è più adatta ad un genere specifico, e per ogni chitarra hanno particolari effetti
e amplificazioni; i batteristi avranno diverse percussioni e svariati tipi di
bacchette per dare il tocco giusto ad ogni pezzo, e così via: per tutti gli strumenti
musicali ci sono accessori specifici che si possono trovare in molti negozi strumenti musicali e danno la
possibilità agli strumentisti di ampliare gli effetti e, quindi, completare i loro
strumenti.


Gli strumenti a corda più conosciuti e comuni sono
le chitarre e i bassi fender
a quattro corde, cinque o altri tipi di basso elettrico o acustico, che
compaiono da protagonisti, insieme alla voce, nella maggior parte dei brani
contemporanei, in tutte le loro varianti. La divisione più grande è tra quelle
acustiche e quelle elettriche, ma poi ci sono una serie di sottodivisioni e vie
di mezzo, comprese le chitarre semi-acustiche, che a differenza delle chitarre
elettriche hanno una cassa armonica, anche se meno capace rispetto alle
chitarre acustiche tradizionali, ma sono amplificate elettricamente.


Tra le chitarre
acustiche
ci sono le classiche e le folk, che si differenziano per la cassa
armonica, leggermente più grande in quelle folk, e le corde, tutte di metallo
nelle chitarre folk, mentre nelle classiche le tre più gravi sono di metallo e
le tre acute sono di nylon. Per cominciare a studiare chitarra di solito si inizia
con una chitarra classica: è un po’ più maneggevole rispetto a quella folk e le
corde di nylon permettono alle dita di abituarsi un po’ più dolcemente a premerle
sui tasti, e in più ce ne sono molte da studio, per prendere confidenza con lo
strumento senza spendere troppo.


Le chitarre elettriche devono ovviamente essere
corredate da un amplificatore, o magari da cuffie – una buona soluzione
soprattutto se si abita in appartamento, molto consigliata dai vicini. Per
quanto riguarda i bassi, le due grandi famiglie sono le stesse: acustici ed
elettrici, con in più la scelta del numero di corde: si parte da quattro per
arrivare a sei.


Tutto questo si può trovare in tantissimi negozi
specializzati, e ora anche in rete: veri e propri negozi online mettono a
disposizione svariati tipi di strumenti, suddivisi in categorie, includendo,
magari, anche la categoria dell’usato. La cosa è molto semplice: dopo aver
trovato una posizione comoda di fronte al computer, si entra nel sito, si
sceglie la categoria, lo strumento e, infine, il metodo di pagamento, che può
essere direttamente online con carta di credito o anche in contrassegno, vaglia
e quant’altro. E lo strumento scelto arriverà direttamente a casa, pronto per tutta
la musica che saprete fargli suonare.


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A cura di Lia Contesso


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Teatro e team building

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“Le grandi realizzazioni teatrali di questo secolo sono state tutte opere di gruppo. Un gruppo possiede sempre una propria specificità, crea uno stile”. Partendo da questo concetto, Cesare Gallarini, regista teatrale, ha elaborato una metodologia teatrale che ben si adatta al mondo aziendale e ad attività di team building.


La realizzazione di uno spettacolo teatrale diviene esempio e metafora dell’ambiente aziendale nella sua complessità, adattabile a dinamiche di team building da più punti di vista, dove il partecipante ha la possibilità di esperire modalità comportamentali e comunicative sia per migliorare le proprie competenze sia per interagire con gli altri e fare team.


Il regista teatrale con i suoi collaboratori (paragonabili al “primo livello” in una azienda) è una sorta di “capo famiglia” che meglio di ogni altro conosce, stimola, comunica con i suoi parenti (“dipendenti” in ambito aziendale). La trasposizione teatro/azienda è immediata: sarà il “primo livello” a educare le parentele in base alle capacità e alle competenze di ogni singolo, a stimolare e suggerire i lavori e a favorire un sano processo di costruzione di gruppo. Il “primo livello” sarà come un demiurgo che, con le sue capacità, dovrà stimolare il team alla progettazione e alla realizzazione del prodotto finale.


In ambito teatrale gli attori (e non solo loro) non si limitano soltanto a “recitare”; lavorano infatti su se stessi, sulle paure, sulle difficoltà, sul rendere credibile, efficace e convincente il proprio ruolo. L’attore inoltre è persona soggetta costantemente al giudizio degli altri (il pubblico), per cui deve “proteggersi” al fine di non farsi sopraffare dal giudizio, ma imparare a utilizzarlo come forza stimolante e vitale per crescere e migliorare.


L’attore/parente è un fine dicitore, un acrobata, un ballerino, un cantante, una persona che sa utilizzare il proprio corpo per comunicare, per creare, per divertire e scaturire coinvolgenti attività di team building. Divertire: l’attore/parente non potrebbe fare quello che fa se non si divertisse. Il piacere di “stare in scena” di confrontarsi, di crescere, di relazionarsi e lavorare con gli altri, di migliorarsi sono aspetti importanti per il nostro parente/attore. Ecco dunque che le tecniche teatrali applicate in azienda offrono alla stessa un’opportunità di crescita enorme sia per gli individui che la compongono sia per tutto il team.


La tecnica teatrale è sicuramente una metodologia divertente per stimolare la progettazione, l’innovazione e il gruppo in ambito aziendale; usare il “mondo teatrale” nell’ambito della formazione esperienziale, lo rende innovativo e sempre aggiornato con i tempi. La differenza, con altre metodologie più tradizionali si avverte immediatamente, con risultati, è il caso di dirlo, spettacolari.


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Cesare Gallarini


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B.B. King e Lucille, il re del blues e la sua regina

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Sappiamo che la musica è una successione di note che, poste una dopo l’altra, formano una melodia. Può essere orecchiabile, cacofonica, piacevole, rilassante o aggressiva, ma la melodia scaturisce dalle note formando canzoni, ballate, arie, pezzi strumentali e quant’altro: il primo passo, comunque, si fa nei negozi di strumenti musicali, come successe a Riley B. King, meglio conosciuto come B.B. King, ovvero Blues Boy King.

Nacque nel 1925, e da piccolo lavorava come mezzadro in Mississippi: raccoglieva cotone nei campi con la madre e la nonna, ma aveva una passione per la musica che coltivò fin da piccolo cantando gospel in chiesa. Poi nacque la sua passione per le chitarre acustiche: a 12 anni comprò la prima, si esercitò e affinò la sua tecnica quando decise, nel 1943, di trasferirsi in Tennessee, a Memphis, dove suo cugino Bukka White, che suonava la chitarra nel country blues, lo aiutò.

Si dotò anche di microfoni audio, e iniziò a suonare in radio e a registrare cantando e suonando la chitarra, che con l’andare del tempo dotò dei vari effetti musicali tipici dello strumento. Sempre accompagnato dalla sua chitarra, B.B. King iniziò la sua scalata verso il successo, che oggi, all’età di 85 anni, è ancora al top: è ormai un mostro sacro del blues, e con la sua chitarra gira il mondo per far ascoltare la sua musica.

L’amatissima Lucille di B.B. King è una Gibson ES-335, e la Gibson ha chiamato un modello Lucille proprio in onore del maestro del Blues: è una semi-acustica che riesce a seguire quello che è considerato il più grande bluesman vivente nelle sue invenzioni e prodigi musicali. Proprio al suo genio musicale è attribuita la creazione della tecnica del vibrato, che nella chitarra si effettua “incrociando” le corde tra loro, ovvero avvicinando la corda a cui si sta dando l’effetto alla corda vicina; questo effetto è stato battezzato “hummingbird”, ovvero colibrì.

Il motivo per cui B.B. King chiama tutte le sue chitarre Lucille risale ad una serata d’inverno del 1949 in cui stava suonando in una sala da ballo in Arkansas. Faceva freddo, e capitava spesso di riscaldare i locali accendendo un barile di kerosene. Purtroppo però in quell’occasione ci fu una lite tra due uomini, e il barile cadde e il kerosene infuocato si rovesciò sul pavimento, dando fuoco al locale.

Naturalmente tutti scapparono fuori, ma il giovane B.B. King rientrò nel locale per salvare la sua chitarra. Il giorno dopo scoprì che la lite tra i due uomini era scoppiata per una donna di nome Lucille, e decise di chiamare così la sua chitarra (e le successive) per ricordarsi di non fare mai più una cosa del genere.

B.B. King, che ha compiuto 85 anni da poco, continua a suonare sempre tutto il blues che c’è in lui. Non possiamo fare altro che ringraziarlo per tutto il blues che ci ha regalato e ancora ci regala… un applauso al re del blues!

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A cura di Lia
Contesso


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Cordofoni: una grande e antica famiglia di strumenti musicali

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Quando
pensiamo ad uno strumento a corde il primo che ci viene in mente è
probabilmente la chitarra classica, ma la famiglia dei cordofoni
comprende moltissimi altri strumenti, dal contrabbasso al banjo.

Oltre
ad essere una famiglia numerosa, quella dei cordofoni è anche una
famiglia molto antica: i primi strumenti a corda, o perlomeno gli
antenati dei cordofoni moderni, venivano utilizzati già nella
preistoria. I nostri progenitori avevano inventato il cosiddetto “arco
terrestre”, ossia una specie di arco da caccia formato da un bastone
elastico e da una corda tesa alle sue estremità (dotato in un secondo
momento anche di una cassa armonica, che poteva essere ricavata da noci
di cocco svuotate, zucche tagliate a metà e così via), e il “salterio di
canna”, che si ricavava dalle canne di bambù, dalle quali venivano
staccare delle sottili strisce di scorza. Strumenti a noi più
conosciuti, quali l’arpa e la cetra, derivano proprio da questi primi
esperimenti musicali effettuati dai nostri progenitori.

Col
passare del tempo i popoli del passato affinarono la tecnica per
realizzare cordofoni sempre più evoluti, ideando anche degli strumenti
utili ad aumentare l’intensità del suono prodotto, come nel caso dei
risuonatori. Molti erano i popoli che conoscevano e apprezzavano gli
strumenti a corde: dagli egizi, che insieme ai popoli ebraici, a quelli
della Mesopotamia, ai greci e ai romani usavano soprattutto arpe, cetre e
lire, ai popoli asiatici, che invece usavano altri tipi di cordofoni,
quali il k’in a sette corde, il P’i p’a a quattro corde (entrambi di
origine cinese), la vina indiana e il sarangì a quattro corde indiano.
Da questi strumenti a quelli più simili ai cordofoni in uso oggi, come
la chitarra a 12 corde
e l’ukulele, il passo non è stato così breve: il primo liuto fece la
sua comparsa nel 1500, e da questo strumento derivarono poi i vari tipi
di mandole, mandolini e così via, mentre la chitarra classica venne
inventata solo nel 1800.

Data l’origine antica della famiglia dei
cordofoni, e la loro diffusione presso molte diverse popolazioni, non
c’è da stupirsi che ci siano molti tipi di sottogruppi di strumenti a
corda. In generale i cordofoni possono essere divisi in strumenti a
corde strofinate (ad arco), a corde pizzicate e a corde percosse. La
categoria degli strumenti a corde strofinate comprende i cordofoni nei
quali la vibrazione delle corde è prodotta da un archetto composto da
crini di cavallo. Di questa categoria fanno parte strumenti come la
viola, il violoncello, il violino e il contrabbasso. Negli strumenti a
corde pizzicate, invece, il suono è prodotto pizzicando le corde dello
strumento con un plettro o con le dita. È questo il procedimento che
caratterizza strumenti quali l’arpa, il banjo, la cetra, il basso, tutti
i tipi di chitarra, dalla chitarra folk a quella elettrica, il liuto,
il mandolino, l’ukulele e così via. L’ultima categoria, quella degli
strumenti a corde percosse, è costituita da strumenti quali il
pianoforte, il cembalo e il clavicordo, nei quali le corde vengono fatte
vibrare da alcuni martelletti, che solitamente sono azionati da una
tastiera.

Il mondo dei cordofoni, arricchito anche da accessori quali il supporto per la chitarra, è quindi molto ampio ed eterogeneo, oltre che molto antico.


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Articolo a cura di Francesca Tessarollo
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Vita letteraria e cinematografica a Budapest

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Per molti anni la letteratura ungherese è stata poco conosciuta all'estero, se si escludono nomi come Gyórgy Konràd, Péter Esterhàzy o Gyòrgy Dalos. Da quando, nel 1999, la Fiera del Libro di Francoforte ha dedicato all'Ungheria l'evento, sono stati, però, riscoperti numerosi autori ungheresi del periodo aureo di questa letteratura della prima metà del Novecento.


In prima linea fra questi sono Sàn-dor Màrai, i cui libri sono stati oggetto di una riscoperta addirittura entusiastica e Imre Kertész, che nel 2002 ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura. Sono stati ritradotti ad ogni modo anche autori troppo poco noti nel resto d'Europa, come Dezsó Kosztolànyi. Quest'ultimo era negli anni '20 così noto e apprezzato che Thomas Mann in persona curò l'introduzione al suo romanzo "Nero". Autori come Zsigmond Mórìcz, Gyu-la Krùdy, Ferenc Molnàr o Gyula lllyés sono tornati negli scaffali delle librerie. Fra gli scrittori contemporanei citiamo fra gli altri Magda Szabó e Péter Nàdas. Per qualche consiglio di lettura si rimanda alla sezione finale della guida.


Cinema

II cinema ungherese è in realtà più celebre di quanto si pensi. Hollywood ha accolto numerosi ungheresi in esilio, come ad esempio il regista di "Casablanca", Michael Curtiz (in realtà Mihàly Kertész). Lo stesso Alexander Korda gode di una certa notorietà.

Anche in Ungheria, comunque, ci sono e ci sono stati grandi nomi. Il regista nativo di Budapest Istvàn Szabo ha girato film come "Mephisto" o "11 colonnello Redi" (entrambi con Klaus-Maria Brandauer). Per "Mephisto" vinse nel 1980 l'Oscar. Il suo film epico "Sunshine" (con Ralph Fiennes, 1999) ha ricevuto il Premio del Cinema Europeo e tratta un tema budapestino: la storia di una famiglia ebrea nel XIX e XX secolo.


Più fuori dal comune sono i film di Miklós Jancsó. Già negli anni 60 egli si era fatto un nome con film quali "I disperati di Sàndor". Il suo film "La lanterna di Dio a Budapest" (1999) si è visto anche in qualche cinema europeo. Un ambito premio è quello giunto nel 2002: "Dopo la pioggia" di Péter Mészàros ha ottenuto a Cannes la "Palma d'Oro" per il miglior cortometraggio.


Budapest è stata riscoperta come setting anche da produzioni straniere. Buon esempio è il film, da vedere, "Triste domenica" (con Joachim Król e Ben Becker, 1999). Esso presenta in forma libera la storia del compositore Rezsò Seress e del suo più celebre Lied, che è divenuto per molti suicidi il canto di addio alla vita.


Solo di passaggio a Budapest è la scattante commedia tedesca "In luglio" (2000). La città rimane poi puro ornamento in "Evita", con Madonna nel ruolo della protagonista. Le truppe cinematografiche straniere amano Budapest per lo scenario che essa offre e, naturalmente, per i bassi costi di produzione.


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Claudia Neri


Affitto appartamento a Budapest


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Come fare una classica ricetta romana: l'amatriciana

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Oggi quasi tutte le ricette di cucina sono diventate dietetiche e come dicono gli esperti sono state alleggerite. Personalmente niente in contrario, anzi ne faccio molto uso anch'io, ma come sempre succede in questi casi c'è sempre chi esagera e spesso oltre alle calorie viene tolto anche il gusto. Per tale motivo questo articolo tratterà ricette di primi piatti di pasta, in particolare dell'amatriciana.


Esistono tanti modi per fare la ricetta delle paste all'amatriciana, e non solo per quanto riguarda il condimento ma anche per il tipo di pasta come: gli spaghetti all'amatriciana, i bucatini all'amatriciana oppure l'amatriciana bianca (chiamata anche amatriciana in bianco).


Quella che mi piace pubblicare oggi è la ricetta amatriciana originale dove vengono usati gli spaghetti (in realtà in origine era anche senza pomodoro ma io la preferisco così).


RICETTA SPAGHETTI ALL'AMATRICIANA: spaghetti 400 g, guanciale 100 g, pecorino 75 g, pomodori 350 g, un bicchiere di vino bianco, olio extra vergine di oliva, sale, pepe e peperoncino. Soffriggere il guanciale con uno o due cucchiai di olio, appena il grasso diventa trasparente, sfumare con il vino bianco. Togliere il guanciale dalla padella e nello stesso olio mettere i pomodori ed aggiustate di sale, pepe e peperoncino. Cuocere gli spaghetti molto al dente e terminare la cottura saltandoli in padella ed riaggiungendo il guanciale. Servite con una grattata di pecorino.


Le origini della ricetta della pasta all'amatriciana sono da ricercare nel paese di Amatrice che si trova ai confini tra Lazio e Abruzzo. Da qui la disputa sulle origini della ricetta in quanto Amatrice un tempo rientrava nei confini della regione Abruzzo. Inoltre i pastori che inventarono questo piatto facevano l'amatriciana senza pomodoro e come pasta usavano esclusivamente gli spaghetti. Ma tutto questo poco importa, l'unica sicurezza rimane la bontà di questa ricetta.


Informazioni sull'Autore


Andrea Paoli - Responsabile Article Marketing e Comunicati stampa per Ricette & Ricette

Fonte: Article-Marketing.it

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